
Oltre il 90% delle imprese attive utilizza il cloud computing in qualche modo e e il 97% dei responsabili delle decisioni IT prevede di espandere l'uso del cloud computing nella propria organizzazione. Eppure molte di queste imprese si affidano a un unico fornitore per i servizi cloud. Ciò costituisce una fonte di pericolo per la loro infrastruttura digitale, che diviene dunque significativamente vulnerabile. Un'interruzione di servizio, come quella di AWS del 20/10/25, può paralizzare molte aziende. Ecco perché è sempre bene avere un'alternativa affidabile al cloud computing per le operazioni quotidiane critiche.
La ridondanza a livello di provider non garantisce l'operatività: non esistono sistemi immuni dai guasti. Le interruzioni di servizio di AWS dimostrano che essere "cloud-native" non significa essere necessariamente "resilienti".
I servizi on-premise possono essere "partner" paritari dei servizi basati su cloud o, più semplicemente, fungere da alternativa che si attiva in caso di interruzione o altri problemi tecnici dei servizi cloud. È infatti impossibile eliminare del tutto ogni rischio e, poiché anche il più evoluto e apprezzato servizio cloud non potrà mai garantire un uptime del 100%, le organizzazioni più resilienti si proteggono dal rischio di interruzioni adottando una serie di misure che includono implementazioni graduali e funzionalità di ripristino automatico.

